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Il Morla
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Il monte Solino "divide" Ponteranica dal paese di Olera, divisione quanto mai opportuna nel passato visti storicamente i pessimi rapporti fra le due comunità.
Su queste colline nasce il torrente Morla, considerato il "fiume" di Bergamo, poiché dopo aver attraversato la città si perde nella pianura tra Spirano e Comun Nuovo in canali di irrigazione. Oggi tutti noi sappiamo cos’è il Morla, ma nei tempi antichi costituiva una fonte di vita per gli abitanti del paese.
Agli inizi del secolo, dal letto del torrente, ricavavano argilla di primissima qualità ("unica nel suo genere" dicono gli esperti) con la quale venivano fabbricate stoviglie, fra le migliori della bergamasca.
Ha una lunghezza di circa 14 Km di cui 8 nel territorio del comune di Bergamo. Il suo bacino imbrifero si estende per oltre 22 Km quadrati fra i comuni di Ponteranica, Sorisole, Bergamo e Orio al Serio. Ha una portata massima di 93 metri cubi al secondo e una portata normale quasi inesistente.
È un torrente di tutto rispetto, anche se oggi si tratta di una piccola roggia, mentre per centinaia di anni fu ammesso nella nomenclatura dei fiumi.
Le persone più anziane ricorderanno certo con nostalgia i tempi in cui il Morla pareva "acqua sorgiva", al punto tale che le massaie usavano la sua acqua per lavare la biancheria che stendevano sulle rive e nei prati ad asciugare e che secondo l’esperienza di allora, con l’acqua del torrente e il sole diventava più bianca.
Durante il periodo medioevale non solo il nostro paese, ma la stessa città di Bergamo ricorreva alle sorgenti della collina per i propri bisogni domestici. Infatti nei diplomi imperiali di dieci secoli fa è chiamato flumen: Mosè del Brolo otto secoli or sono nel suo Pergaminus cantava: "un fiume a cui di Morla han dato il nome". Il Lupi nel 1780 scriveva: “la corte Morgola… presso al fiume che fino ad oggidi porta lo stesso nome, in quel luogo che ora è detto Borgo Palazzo”.
Questo fiume non poteva competere, per volume d’acqua e per lunghezza di percorso con i due fratelli maggiori, il Serio e il Brembo, onorati dal Tasso nel famoso sonetto, però li supera per importanza storica. Attirò su di sé l’attenzione di re e imperatori per centinaia di anni. Fu immortalato nei diplomi regii e imperiali, poiché diede il nome ad una Corte regia.
Il Lupi spiega che fara o curtis era un possedimento o vasto feudo di proprietà di qualche particolare famiglia, la quale aveva la propria abitazione, in forma di castello o palazzo con adiacente alcune case per la propria servitù o coloni, che coltivavano i terreni che si estendevano intorno ai fabbricati. Il castello di Malpaga e le abitazioni che lo circondano, costruito da Bartolomeo Colleoni, può essere un esempio e può dare un’idea di ciò che erano le Corti.
La Curtis regia era invece una proprietà di un re o imperatore che talvolta abbracciava un villaggio (vicus) o anche un insieme di villaggi (pagus). Aveva ampi fabbricati, che dimostravano la potenza e la dignità regia.
Ora la curtis: “… quae vocatur Morcula in comitatu Pergamo”, appare per la prima volta in un diploma dell’875 di Lodovico re di Germania che ne fece dono, con la corte di Almenno, alla nipote Ermengarda. La curtis, poiché era dislocata lungo il fiume Morla, fu chiamata Morgula o Murgula e, per una curiosità storica, nei pressi del "Palatium" l’attuale Borgo Palazzo, secondo il Lupi, trae il suo nome dal palazzo imperiale che la corte aveva in quella località. Questo palazzo era destinato alla residenza degli imperatori di passaggio nei loro viaggi nelle provincie italiane. La corte Morgula fu ceduta poi da Berengario al vescovo Adalberto.
Il torrente Morla lungo la sua storia causò grossi guai, straripamenti, inondazioni e vittime; queste sono ricordate da una lapide che risale all’epoca della dominazione veneta, che si trovava sulla facciata di una ex chiesetta costruita sul suo argine in località "Scuress". Queste calamità naturali sono ricordate dal poeta bergamasco Mosè del Brolo e dal Mazzi nella sua corografia bergomense. Quest’ultimo scriveva: “Il torrente (Morla) provenendo dalle alture di Ponteranica, corre vicino alla città dalla sua parte orientale e se non è infelice esagerazione di poeta, si può credere che negli antichi tempi recasse non pochi guasti alle vicine campagne, giacchè di esso canta il nostro Mosè:

Prossimo al Monte cittadin trascorre,
un fiume a cui di Morla han dato il nome,
E crudelmente le campagne inonda”.

E per la verità Mosè del Brolo non aveva tutti i torti. Alcuni anni fa gli straripamenti del Morla facevano paura. Oggi non siamo più abituati a viverli. Ricordiamo l’inondazione delle campagne e i guasti enormi arrecati alla città di Bergamo e in particolare ai borghi di S. Caterina e Borgo Palazzo nella primavera del 1936, quando persero la vita due persone. Il cronista di allora così scriveva su "L’Eco di Bergamo": “il 3 maggio 1936 nel tardo pomeriggio dopo una giornata afosa si avevano i prodromi di un temporale proveniente da est e che è stato veramente impressionante.
La zona fortemente colpita è stata Borgo S. Caterina tanto che oltre alle case e cantine allagate le ossa del vecchio cimitero di Valtesse affiorarono sul terreno.
Questo grave episodio è stato determinato dallo straripamento dei torrenti Tremana e Gardellone, confluenti del Morla. Essi sono alimentati dal bacino imbrifero del Canto Alto da un lato e dalla zona collinare dall’altro.
Un fenomeno del genere si è avuto nel 1932 ma meno grave, perché avvenuto in un periodo di siccità mentre questo a seguito di continue piogge…”
Accanto a quella tragica del 1936, la storia del Morla registrò altre drammatiche piene. Le più famose sono quelle del 1896, del 1932, del 1937, del 1940, del 1946, del 1949 e del 1976. In quelle occasioni si accesero, nel nostro paese come in città, discussioni, polemiche, dibattiti.
Il Morla è un torrente dal corso tortuoso con il fondo lastricato di rocce cenericce e sfaldabili chiamate anche "sassi della luna": quando è in secca non ci si accorge della sua esistenza, mentre in occasione di abbondanti precipitazioni si sveglia e può diventare pericoloso.
 
 Piena del Morla dell'ottobre 1976 all'altezza di via Foppetta Piena del Morla dell'ottobre 1976 all'altezza del ponte che collega via Foppetta con la Ramera Piena del torrente Quisa dell'ottobre 1976 all'altezza di via delle Roveri